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	<title>SERGIO PADOVANI &#187; collaborations</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
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		<title>L&#8217;IRRIVERENZA DEI CREATI</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 11:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collaborations]]></category>

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		<description><![CDATA[Un progetto sperimentale che deriva dalla collaborazione con l&#8217;artista Francesca Anita Modotti. Sulle opere pittoriche intervengono le parole e le animazioni video  a ricercare una nuova forma,una nuova esistenza con propositi di ribellione morale: &#8220;Tecniche espressive e linguaggi differenti che trovano, nella fusione, l&#8217;esaltazione di due poetiche e cifre esistenziali molto simili per intenti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un progetto sperimentale che deriva dalla collaborazione con l&#8217;artista Francesca Anita Modotti.</em></p>
<p><em>Sulle opere pittoriche intervengono le parole e le animazioni video  a ricercare una nuova forma,una nuova esistenza con propositi di ribellione morale:<br />
</em></p>
<p><em>&#8220;Tecniche espressive e linguaggi differenti che trovano, nella fusione,</em></p>
<p><em>l&#8217;esaltazione di due poetiche e cifre esistenziali molto simili per intenti e visioni.</em></p>
<p><em>L&#8217;IRRIVERENZA DEI CREATI ribalta la prospettiva creatore-creato,</em></p>
<p><em>ridicolizzando la figura del primo, a riscatto parziale di una emivita</em></p>
<p><em>quasi grottesca che i creati-zimbelli sono costretti a &#8220;interpretare&#8221;.<br />
(F.A.M.)</em></p>
<h6></h6>
<h6></h6>
<h6></h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6></h6>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Non guardarci le lettere<br />
che capisci l&#8217;inganno<br />
e confondi l&#8217;incanto di sillabe storte<br />
con l&#8217;assolo vanesio di un corpo illogico.</h6>
<p>Non guardarci le lettere, ti ho detto.<br />
Non leggere l&#8217;arcano<br />
che le  dita regalano<br />
al prossimo pensiero<br />
e le mani incollano<br />
alle righe di un quaderno capovolto<br />
e gli occhi ritagliano attorno<br />
alle ombre lucide per sfidarne i contorni<br />
e che i fianchi<br />
odorosi del nulla spaccano fragili<br />
dettagli di un&#8217;inutile condanna.</p>
<p>Non guardarci fuori.<br />
Siamo il dentro peggiore che puoi immaginare,<br />
intessuto tra i codici astratti della pelle e<br />
l&#8217;inquietudine altezzosa di noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FRANCESCA ANITA MODOTTI</p>
<p>www.francescanitamodotti.com</p>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>PARASHAT EMOR</p>
<p><iframe frameborder="0" height="225" src="http://player.vimeo.com/video/32236995?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/32236995">Parashat Emor</a> from <a href="http://vimeo.com/user4276139">Francesca Modotti</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p>Presupposto, un passo molto discusso del Levitico, dal titolo Parashat Emor. (una donna israelita concepisce un figlio da un egiziano e la tragedia è servita)<br />
Un&#8217;operazione onirica giocata sul gusto della commistione e della ibridazione. Sulla deformazione dei deformati, sottoposti ogni giorno all&#8217;umiliazione della gogna esistenziale. Sullo scontro atavico tra diversità che non riescono a trovare la quiete e la grazia di un enjambemant simbolico, capace di sovvertire le tendenze di questa contemporaneità disarmonica. E come fil rouge un occhio velato, cinematografico, volutamente offuscato e distorto,<br />
quale omaggio alla potenza del cinema muto.</p>
<p>LA NOSTRA GABBIA È LA TUA FOTTUTA ILLUSIONE(DANCE BABY DANCE)</p>
<p><iframe frameborder="0" height="225" src="http://player.vimeo.com/video/32281092?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/32281092">La nostra gabbia è la tua fottuta illusione (dance baby dance)</a> from <a href="http://vimeo.com/user4276139">Francesca Modotti</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>LUOGHI DI INTERSEZIONI/SINESTESIE</title>
		<link>http://www.sergiopadovani.it/2011/04/19/luoghi-di-intersezionisinestesie/</link>
		<comments>http://www.sergiopadovani.it/2011/04/19/luoghi-di-intersezionisinestesie/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 21:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collaborations]]></category>

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		<description><![CDATA[Cinque quadri,analizzati,destrutturati,trasformati e ricomposti in forma di poesia. Da Francesca Ganzerla ,poetessa,attrice,scrittrice,arteterapeuta. In favore dell&#8217;interazione tra immagine e percezioni sensoriali da essa provocate. . DOMANI E’ DESERTO/OGGI E’ RIDUZIONE DI POSSIBILITA’ (Su &#8220;NOI SIAMO LA CITTÀ FANTASMA E VOI SIETE I LUPI&#8221;) DOMANI è deserto La questione, rapida, mi sfugge. La rincorsa si compie già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cinque quadri,analizzati,destrutturati,trasformati e ricomposti in forma di poesia.<br />
Da Francesca Ganzerla ,poetessa,attrice,scrittrice,arteterapeuta.<br />
In favore dell&#8217;interazione tra immagine e percezioni sensoriali da essa provocate.</p>
<p>.</p>
<p>DOMANI E’ DESERTO/OGGI E’ RIDUZIONE DI POSSIBILITA’<br />
(Su &#8220;NOI SIAMO LA CITTÀ FANTASMA E VOI SIETE I LUPI&#8221;)</p>
<p>DOMANI è deserto<br />
La questione, rapida, mi sfugge.<br />
La rincorsa si compie già in affanno.<br />
Protraggo oltre la linea dell’ovvio la mia ombra.<br />
E ombra è decrepitezza che m’orna.<br />
E ovvia è tensione che mi frustra.<br />
Qualcosa come residuo riflettente m’induce a pensarmi al contrario.</p>
<p>						Solo il contrario mi rappresenta.<br />
						Il mio contrario nell’incavo d’una solitudine in disarmo.<br />
La tua quiescienza d’occhi mi riduce ai minimi termini.<br />
Tenebre in deliquio definiscono le mie tante assenze premonitrici.<br />
						Domani è deserto<br />
						Oggi è riduzione di possibilità.</p>
<p>                                                                     .</p>
<p>IMPERMANENZA<br />
(Su &#8220;RIDIAMO ANCORA DELLE DIMENTICANZE VESPERTINE&#8221;)</p>
<p>Dopo di me ciò che m’anticipa</p>
<p>Prolungo volentieri le mie assolute voglie.</p>
<p>Dopo di me l’espressione d’un vuoto.</p>
<p>Prima solo le mie terga pingui.</p>
<p>Dopo di me il volo d’una farfalla in confusione.</p>
<p>Prima solo l’ebbrezza della menomazione.</p>
<p>Ho memoria solo d’adesso.</p>
<p>La mia mente momentanea s’allunga sulle pause di riscrittura.</p>
<p>                                                                                .</p>
<p>ALLA DONNA<br />
(su &#8220;SEI AURORA E DIRUPO&#8221;)</p>
<p>Vorrei lavarmi con le tue braccia<br />
E  ridere con il tuo sorriso che dischiude un’edera dubbiosa<br />
So che sai più di me<br />
E so che il gas delle nubi mi parla dell’etere a cui ritorneremo</p>
<p>Non ho voglia di non essere più corpo<br />
Vorrei abitare sui tuoi capelli mai domi<br />
E guardare con i tuoi occhi di muschio declinare il sole delle estati africane<br />
Vorrei respirare nei tuoi pori che parlano delle epoche attraversate dal tuo angelo meridiano.</p>
<p>Vorrei sempre risiedere in te<br />
E in te reinfetarmi uomo.</p>
<p>                                                                       .</p>
<p>Su &#8220;LA NOTTE È FATTA PER SANGUINARE&#8221;</p>
<p>Ascoltando l’ impalpabile,<br />
Il lenire<br />
un tormento</p>
<p>può<br />
farsi</p>
<p>sublime<br />
tragedia<br />
                                                                         .</p>
<p>Su &#8220;ATTRAVERSO LE PARETI SENTIAMO LE CITTÀ LAMENTARSI&#8221;</p>
<p>Attraverso le pareti sentiamo la città lamentarsi.</p>
<p>Il cuore si tuffa oltre l’ennesimo schianto.<br />
Io resisto.<br />
Volo con tenuità d’ali in picchiata.</p>
<p>Io appena nato e già moribondo</p>
<p>Attraverso le pareti sento lo strangolamento quotidiano<br />
dell’ infatuazione all’abitudine.<br />
M’attraversano orizzonti pressofusi.<br />
Domani il rantolo delle gru<br />
erigerà un altro pulcino di cemento.</p>
<p> Chiudo gli occhi perché l’ira li  possa dissaldare.</p>
<p>Attraverso le palpebre sento la città lamentarsi.</p>
<p>.</p>
<p>FRANCESCA GANZERLA</p>
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		<title>TRE GRADI DI FELICITÀ</title>
		<link>http://www.sergiopadovani.it/2011/04/03/tre-gradi-di-felicita-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 12:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collaborations]]></category>

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		<description><![CDATA[Collaborazione con la scrittrice / poetessa Viviana Scarinci (www.vivianascarinci.it) Una comunicazione tra parole e immagini:la mia personale lettura in prosa dei quadri suddivisi per tematiche e l&#8217;elaborazione e definizione artistico/concettuale di Viviana.Un lavoro ancora in corso. Link:http://viadellebelledonne.wordpress.com/2011/04/02/tre-gradi-di-felicita/ Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Collaborazione con la scrittrice / poetessa Viviana Scarinci (www.vivianascarinci.it)<br />
Una comunicazione tra parole e immagini:la mia personale lettura in prosa dei quadri suddivisi per tematiche<br />
e l&#8217;elaborazione e definizione artistico/concettuale di Viviana.Un lavoro ancora in corso.</p>
<p>Link:http://viadellebelledonne.wordpress.com/2011/04/02/tre-gradi-di-felicita/</p>
<p>Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.</p>
<p>Epicuro, Sulla felicità</p>
<p>1. La finzione. Il quadro: Queste bestie ci regalano sorrisi e sconcezze e bisbigli</p>
<p>Che c’entra il male con la felicità? Possibile che paradossalmente la purifichi dall’etica e la dia per quella rivelazione tronfia, inaudita che non dà neanche piacere? Quello che articola Sergio Padovani è un terzo grado, un iter attraverso una sua propria terna in cui i livelli di un senso astruso sembrano indicare qualcosa di indefinibile attraverso tre immagini altamente definite. Un totale capovolgimento che riguarda anche la morfologia dei corpi e che riduce tutto a pensare due semplici parole, come felicità e piacere in un rapporto tra loro, molto meno noto di quello che si è creduto fin qui e più arduo di quanto si sia disposti a credere. Che c’entra il piacere con la felicità nel mondo pittorico di Sergio Padovani? Forse nulla. Nella prima immagine, in quello che sembra un sotterraneo di gente nascosta nel suo male, che dal suo male sarà stanata, l’immagine è ora e per sempre congelata nell’umanità stolida delle piccole mosse dettate dalla ripetizione. La ripetizione di un’allucinazione lasciva dietro cui non campeggia neanche più il simbolo di quel potere che la richiede. Padovani spiega “Il primo quadro è Queste bestie.. il punto di partenza è stato immaginare lo scandire delle ore nel bunker di Hitler. I segreti, le cose non dette, gli sguardi di troppo… i sorrisi di circostanza … Mi colpisce pensare a delle stanze, dei letti, dei tavolini segregati nel sottosuolo e adornati di ornamentale normalità. Dove un sussurro equivale ad un grido. Dove il silenzio è assordante. Dove l’irreale è reale. Una normalità/felicità meravigliosamente finta … mostruosamente perfetta.” Ma questo è solo quello che nel suo crescendo Padovani riserva alla finzione, come un vero e propria agire nella ricerca di una felicità intesa non in quanto barlume da elevarsi a consapevolezza ma spasimo casuale nell’ambito faceto di volti svestiti di ogni logica con la leggerezza che s’impone e impone l’abitudine dei corpi a godersi.</p>
<p>2. La ricerca. Il quadro: Gloria alle manie che divorano il nostro cuore</p>
<p>La ricerca è il secondo grado, il livello successivo in cui il candore della felicità in quanto aspirazione si rivolge a qualcosa di materiale che la deliberi realizzabile e vi trova un sentimento bieco, predatorio che in effetti gli appartiene. Scrive Padovani, riguardo il “cercare” “Nel secondo quadro il pensiero è volto alla ricerca della felicità allo stato puro. Le immense rivoluzioni, soprattutto interne, che facciamo per raggiungerla … Forse non immaginando di dover fare i conti con i nostri veri desideri, le nostre ossessioni, le nostre manie. Gloria è un quadro scuro, diretto verso il fondo … l’immagine deve andare a far emergere un sentimento sconosciuto anche a noi stessi. Portare alla luce il relitto di qualcosa che credevamo inesistente o sepolto. E’ il dazio che si deve pagare per osservare da vicino come sarebbe la VERA felicità di ognuno di noi”. Le figure di Padovani sono come l’inizio euforico di qualcosa di mancante, un apice tagliente di troppa umanità rispetto alle figure pseudo umane che rappresenta, il ricordo di una moralità affondata attraverso una superficie liquida che la riverbera, continuamente diseguale, paradossale, sfinita immorente tenerezza, detratta come un calco di perfetta mancanza da musi desolatamente inconsapevoli.</p>
<p>3. La rivelazione. Il quadro: La felicità è una cosa che striscia</p>
<p>Infine la felicità si rivela attraverso l’ultima creatura ma solo per quello che l’artista nella sua poetica la crede “ Nel terzo quadro La felicità… appunto, è la definizione, il raggiungimento di un concetto. Niente di luminoso, abbagliante e improvviso… Qualcosa che ci scivola accanto e non è detto che riusciamo a vedere.” La felicità possibile che sia un movimento liquido forse relazionato al suo oggetto attraverso una intersezione di simboli, di correnti più che di gesti, flussi che casualmente colludono su uno strano fondale di reciprocità le cui tempistiche non è detto neppure che coincidano ma formano visioni scambievoli, che appartengono al fruscio incerto di un’emersione seppure inconsapevole e allucinata, a una galvanizzazione senza poi. Anche la felicità perciò per l’artista “fa parte del concetto di “percorso” appunto, di strada da seguire fino in fondo che, per me, è il significato primo del dipingere”.</p>
<p>    “La felicità è una cosa che striscia …” s.p.</p>
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		<item>
		<title>SONO SEMPRE SOLO</title>
		<link>http://www.sergiopadovani.it/2009/07/15/io-sono-sempre-solo/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 07:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[collaborations]]></category>

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		<description><![CDATA[Scenografia per la performance teatrale   &#8220;SONO SEMPRE SOLO&#8221;    scritta e diretta da  Marco Rebeschi . Pannello 8&#215;2 metri In collaborazione con Francesco Manenti &#8220;Un brusio inquietante come architettura umana.Corpi come spettri rappresentano ciò che l&#8217;uomo non è.Senza emozioni.senza sentimenti. Non vi è alcuna narrazione.Soltanto un vortice di superficialità. Un dipinto come specchio,poichè lo specchio è l&#8217;anima,è il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scenografia per la performance teatrale   &#8220;SONO SEMPRE SOLO&#8221;    scritta e diretta da  Marco Rebeschi .<br />
Pannello 8&#215;2 metri<br />
In collaborazione con Francesco Manenti</p>
<p>&#8220;Un brusio inquietante come architettura umana.Corpi come spettri</p>
<p>rappresentano ciò che l&#8217;uomo non è.Senza emozioni.senza sentimenti.</p>
<p>Non vi è alcuna narrazione.Soltanto un vortice di superficialità.</p>
<p>Un dipinto come specchio,poichè lo specchio è l&#8217;anima,è il contrario,</p>
<p>il mancino del mondo.Rovescia l&#8217;immagine che crediamo di percepire</p>
<p>in noi stessi.Inverte la percezione.</p>
<p>Nella sua banalità è in grado di distruggere l&#8217;io,di convertire la percezione</p>
<p>e il sentimento in una dislessia fredda.</p>
<p> </p>
<p>Marinella Bonaffini</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.sergiopadovani.it/wp-content/uploads/2009/07/pannello.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-131" title="pannello" src="http://www.sergiopadovani.it/wp-content/uploads/2009/07/pannello-800x279.jpg" alt="pannello" width="445" height="155" /></a></p>
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